defunto

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defunto (defunti, defunta) (registro dei d.; i meriti del d.; per doveroso rispetto al d.; la sua auto decise di rendersi di colpo d.; l’invito rivoltogli dalla d.) [Compare qui, per la prima volta, l’espressione ‘rendersi defunto(a)’ che ritornerà in altre opere di Camilleri  e, frequentemente, nella sua conversazione; per lo più con l’attribuzione a Gadda. L’espressione ‘rendersi defunto’, nel significato di morire, è riprovata dai vocabolari ottocenteschi, per quanto in uso nel lessico giuridico. Nel Novecento, il Panzini così la spiega  “Defunto: nella locuzione rendersi defunto = morire, è giustamente ripreso come modo improprio e ridicolo, giacché il rendersi defunto suppone volontà e intenzione della cosa, il che solitamente non avviene” A. Panzini, Dizionario moderno, Milano, Hoepli editore, 1931, pp. 180-181. Proprio su tale supposta volontà, Gadda e Camilleri (quest’ultimo con più frequenza negli ultimi anni, quando più spesso deve lamentare l’impossibilità di conversare con i suoi coetanei, i quali hanno scelto di rendersi defunti) giocano, per trasformare in scelta d’autore carica di significato un’espressione ripresa dai lessicografi. “Dopo due anni gli succedette Le Fébure, uomo assai reputato per costumi e per lettere; ma Le Fébure ebbe il torto di rendersi defunto” C. E. Gadda, Saggi Giornali Favole, a c. di D. Isella, Milano, Garzanti, 1992, vol. II, p. 96. “Ma in questo breve periodo, come dice Gadda, Nicolò provvide a rendersi defunto” TVMS p. 78  “Ma, come dice Gadda, Nicolò «provvide a rendersi defunto»” RN 96. Notiamo che ne Il corso delle cose, nella cui nota intitolata Mani avanti troviamo la prima attestazione dell’episodio, semplicemente si legge: “Nell’estate del 1971 Nicolò morì improvvisamente” CC 143] SD 66; FA 26 (28), 77 (84), 171 (188); BFC 193, 254;