magnifiche sorti e progressive

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magnifiche sorti e progressive [è il verso 51 de La ginestra o il fiore del deserto, lirica di Giacomo Leopardi scritta nel 1836 e pubblicata postuma nel 1845. In questo verso il Leopardi riprende un concetto espresso da Terenzio Mamiani e lo riformula, esprimendosi in forma dubitativa su quelle “sorti”. Altrettanto ironico Camilleri che cita il verso in FA 10 (10) (forse senza escludere una qualche apertura di speranza). Il verso torna poi in GM 61, con una più forte e divertita sottolineatura riguardante l’evoluzione dei costumi che rendono inutile il delitto d’onore, una volta che le corna siano considerate come una manifestazione del progresso. Con la citazione del medesimo verso, Tomasi di Lampedusa professa disincanto nei confronti della vicenda unitaria che fa da sfondo alla terza parte de Il Gattopardo: “Si erano anche viste due o tre ‘facce forestiere’ (cioè di Girgenti) insediate nella taverna di zzu Menico dove decantavano le ‘magnifiche sorti e progressive’ di una rinnovata Sicilia unita alla risorta Italia” G. Tomasi di Lampedusa, Il Gattopardo, in Id. Opere, Milano, Mondadori, I Meridiani, 2011, p. 116] FA 10 (10); GM 61;