mimo

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mimo (C’è uno splendido m. di Francesco Lanza che chiarisce molto bene, a mio avviso, quale sia la vera «natura» del siciliano circa le questioni di fede; un tradizionale m.) [storie popolari che contengono il nucleo di un racconto; “il «mimo», in origine, è imitazione o riproduzione della realtà (L. Sciascia, Dal mimo alla commedia, in La corda pazza (1970), in Id., Opere 1956-1971, Bompiani, 1987, p. 1088)”: l’episodio qui narrato compare anche in GM 102-104; I mimi sono microstorie sul mondo contadino raccolte da Francesco Lanza sotto il titolo Mimi siciliani (1928). Tra questi mimi compare quello intitolato Il Cristo del nicosiano: “Il nicosiano aveva nella vigna un pero che non fiori faceva né frutti, essendo di mala stirpe e duro di linfa, e per quanto lo potasse ed innestasse era peggio di prima; sicché pensò di tagliarlo. Dei rami ne fece fascine per il forno, e lasciò il tronco all’acqua e al sole, senza pensarci più. Ora dovendosi fare un Cristo alla chiesa, glielo vennero a chiedere; e volentieri lo donò, che servisse a nobile cosa. Il Cristo fu fatto, ed era bello e grosso e valorosamente intagliato, e nella chiesa faceva un bellissimo vedere. Presto la nomea si sparse, e tutti andavano a buttarglisi sotto, raccomandandosi a lui per questo e per quello, che lo stimavano miracoloso. Accadde che al nicosiano si ammalò il figliolo; e corso subito a’ piedi del Cristo lo pregava a gran voce, piangendo e sospirando che glielo guarisse, avendo quello solo al mondo. – Cristo mio – gli faceva – ricòrdati che io ti piantai e zappai, e io ti tagliai con le mie mani; e se non era per me, non Cristo ora saresti ma pero come tanti a Nicosia, che non fanno né fiori né frutti, e ci si appollaiano i merli e le gazze. Ma il Cristo con le labbra strette e gli occhi in aria non faceva né sì né no; e quello stava là giorno e notte con le mani giunte che gli facesse la grazia; finché una volta non vennero a dirgli che il malato invece di guarire era morto. – Ahi! – gridò allora, battendosi la coscia – pero non facesti mai pere, e Cristo manco fai miracoli. Lo sciocco fui io a pregarti” F. Lanza, Mimi siciliani, Palermo, Sellerio 1971, con introduzione di Italo Calvino, pp. 68-69.  Camilleri propone lo stesso “mimo” (con qualche lieve variante rispetto a BC) in Voi non sapete, Mondadori, 2007, pp. 57-58. “Nel momento in cui Lanza li ricrea, queste storie o avvenimenti faceti o mimi che si vogliono dire sono una invenzione e sono unici” L. Sciascia, Francesco Lanza, in Id., La corda pazza, Einaudi 1970, p. 145] BC 74; BFC 100;