minchia

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minchia (minghia) (amata m.; non mi scassi la m.; non capiscono una m.; amata m.; quella enorme m. vegetale; Che m. di ragionamento!; testa di m.) [“mìnchia f. il pene […] 3. escl. di meraviglia, di ira, stupore e generalm. di asseverazione;  […] intercalare, con valore rafforzativo: cchi m. facisti? cu m. tû dissi?” (Piccitto); “Se si chiede a qualcuno «chi minchia facisti», non significa che gli si domanda di sapere che tipo di minchione abbia mai plasmato, piuttosto gli si pone una domanda con un intercalare che assume valore rafforzativo. […]  E se Camilleri, opportunamente, ha fatto “notare che il sesso maschile, in Sicilia, si designa con un sostantivo femminile”, noi possiamo giurare che esiste anche minchiu. Ma è vero che tutto è partito da una parola che era femminile di suo, e che in latino suonava mentula, a designare il membro virile” R. Sottile, Le parole del tempo perduto, Marsala, Navarra editore, 2016, p. 116; “Minchia: pudicamente, Vincenzo Mortillaro, marchese di Villarena, autore del Nuovo Dizionario siciliano-italiano, del 1876, non registra la voce; il Biundi vi dedica un rigo: voce oscena, coso. Quotidianamente e universalmente pronunciata, la parola ha finito per perdere il suo significato originario per diventare esclamazione di stupore, di rabbia, di indignazione, ecc. Minchiata: stupidata. Notare che il sesso maschile, in Sicilia, si designa con un sostantivo femminile, e viceversa” FF1 130-131    ] CC 32, 51, 110, 132, 136; FF 13, 21, 90; SC 18, 19, 27, 34, 56, 61, 68, 78, 83, 85, 107, 115, 131, 132, 150; BC 86; FA 14 (15), 16 (18), 19 (20), 39 (43), 40 (43), 144 (159), 146 (161), 148 (162); BP 14, 16, 18, 21, 23, 38, 42, 43, 45, 64, 69, 95, 101, 103, 125, 128, 135, 151, 157, 167, 196, 208, 210, 215; CT 14, 15, 26, 61, 69, 114, 145, 172, 177; BFC 54.

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