nni livaru u piaciri do fùttiri

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nni livaru u piaciri do fùttiri (modo di dire) [“Nni livaru u piaciri do futtiri. Ci hanno tolto il piacere del fottere. A commento di un provvedimento governativo che appare particolarmente esoso. La rammaricante espressione è facilmente databile, risale a immediatamente dopo l’Unità, quando anche in Sicilia venne introdotta per la prima volta la coscrizione obbligatoria. Applicata brutalmente, senza nessuna preparazione psicologica, la legge ebbe autentico effetto di shock. Il professor Stocchi, testimone d’epoca, narra in un suo scritto che nei paesi dell’interno dell’isola l’accompagnamento del coscritto alla caserma aveva lo stesso rituale di un trasporto funebre: in testa il chiamato alle armi, dietro i genitori (la madre, col velo nero a coprirsi il volto, si picchiava il petto ed emetteva urla e gemiti), dietro ancora i fratelli, le sorelle, i cugini, gli amici tutti rigorosamente in nero. Non si trattava di cose di vento, di fantasia: la leva obbligatoria sottraeva alla famiglia contadina le forze di lavoro migliori e veniva a «costituire, per il ceto rurale povero, una durissima imposta materiale, oltre che morale, in quanto per quattro o cinque anni di servizio militare, venivano perdute migliaia di prestazioni giornaliere di lavoro» (De Stefano-Oddo, Storia della Sicilia dal 1860 al 1910). Gli effetti della leva obbligatoria furono immediati: la renitenza si diffuse a macchia d’olio (e i renitenti andavano a ingrossare le fila dei latitanti e dei briganti); con la complicità di alcuni ufficiali dello stato civile molti neonati furono iscritti nei registri come appartenenti al sesso femminile: alcuni giovani vennero dai genitori portati sull’orlo della tomba con digiuni ed erbe magiche per renderli disabili; diminuì sensibilmente la nuzialità e soprattutto toccò livelli minimi il grafico delle nascite. Ecco da dove ha precisa origine la frase citata. Ma si badi bene: l’apparente volgarità del verbo adoperato, fùttiri, vuole con reale pudore nascondere sentimenti puri come lo sposarsi, fare l’amore, avere figli, allevarli” GM 76-78] BC 68