spartano

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spartano (parlare s.; Quando parlano in s. è meglio non starli a sentire, una sequela di turpitudini e bestemmie; S. vuol dire parlare con parole vastase) [usare un linguaggio osceno; “SPARTANO CONSOLO in La ferita dell'aprile 1963 [= Einaudi 1977]: “Le travaglianti dello scantinato sotto il balcone della stanza mia sono spartane...” (p. 74), in Le pietre di Pantalica 1988: “a far gesti larghi, spartani...” (p. 22), in Nottetempo, casa per casa 1992: “Una più spartana, "Ehi, bellicchio, blunno..., gli fece” (p. 53), in Neró metallicó 1994 (p.14), in Di qua dal faro 1999 (p. 87); CAMILLERI in Un filo di fumo 1980 [= Sellerio 1998]: “...tanto per parlare spartano come aveva abitudine...” (p. 23), in La bolla di componenda 1993 [= Sellerio 2002] (p. 71, cf. 2 autres occ.), in Il birraio di Preston 1995 [= Sellerio 2000] (p. 43, cf. 1 autre occ.), in Il cane di terracotta 1996 [= Sellerio 2001] (p. 33), in La presa di Macallè 2003 (p. 86, cf. parlu spartanu, p. 89, cf. spartano, p. 86 et 2 autres occ.). Formé sur le nom de la ville grecque de Sparte, cf. it. spartano “austère, rigide”, cf. DEI V 3579 spartano “fiero, frugale; di Sparta; lat. spartanus con allusione alla spartana disciplina", GDLI XIX 722 spartano “...3. conciso, laconico; di poche parole...” ƒ fruste, grossier, effronté; parlare spartano: parler crûment, grossièrement” (Moroldo). Stefano D’Arrigo, dal suo canto, nelle numerose occorrenze del sostantivo ‘spartano’ e dell’avverbio ‘spartanamente’ presenti in Horcynus Orca, propone diversi valori semantici, pittosto denotanti il concetto di chiarezza, nettezza dell’esposizione, coraggio: “con un parlare sboccato, senza peli sulla lingua che però, a sentirsi, non riusciva né laido né fetente, perché scendendo dalle parti alte alle basse, non ebbero tentennamenti, non mutarono accento né pensiero: passarono a parlarne, ne parlarono con la stessa connaturata impavidezza di mente che mettevano in ogni soggetto e oggetto della vita, che fosse nell'ordine naturale delle cose: spartanamente” S. D’Arrigo, Horcynus Orca, Milano, Mondadori, 1975, pp. 44-45; “i loro discorsi spartani, senza veli né bavagli”, ivi, p. 53; “Ho parlato spartano, vedete?” ivi, p. 338; “E dillo, dillo, Ciccina Circé, dillo spartana, senza tanti giri di frase” ivi, p. 358; “E poi, come se rimasti soli fra loro uomini potessero parlarsi spartanamente, ci fu Saro Ritano che il senso di quello che succedeva lo dette a chiare lettere” ivi, p. 503; “quelle gladiatore spartane avevano avuto tutto il tempo di disporsi al loro infallibile tranellare” ivi, p. 523; “«E voi non mi parete nemmeno quel Luigi Orioles che stilò sempre parlare spartano e criterio spassionato” ivi, p. 541; “Diglielo, Luigi, diglielo quanto ti rivoltano, spartano pàrlagli, senza mezze frasi né perifrasi”, ivi, p. 792; “ricca mente pensante, sempre franca netta inflessibile spassionata leale spartana” ivi, p. 968; “mente salomonica, franca netta leale spartana” ivi, p. 977; “un parlare franco leale spartano” ivi, p. 979; “il suo ragionare dichiarato, netto, franco, leale, spartano” ivi, p. 981] FF 23; BC 59; BP 43.