sputazza

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sputazza (portava alle labbra un fazzolettino di pizzo per asciucare la macchietta bianca che la s., condensandosi, formava ai lati della bocca; gli avete messo la s. sul naso) [saliva; “Ormai si baviava persino con le bollicine di sputazzina agli angoli della bocca”; S. D’Arrigo, Horcynus Orca, Milano, Mondadori, 1975, p. 716; “Ad ogni modo, debolezza o mania o vizio, il fatto era che tutte le volte che gli capitava di fare un ragionamento, di fare cioè sputazza, anche se ai pellisquadre gli occhi non gli andavano certo là, agli angoli della bocca, a contargli le bollicine schiumose di saliva, lui a un certo punto, immancabilmente, o fischiava a Marosa, o col solo cennare degli occhi e della testa verso casa, perché ormai c’era come un’intesa, mandava qualcuno di loro sbarbatelli perché gli portassero il fazzoletto bianco, bello pulito, piegato in quattro, e senza aprirlo, tenendolo delicatamente in punta di mano, di mano o manetta, se lo passava agli angoli della bocca quasi assortamente: dopodiché, lo spiegava e piegava al rovescio, se lo metteva in tasca, e ripigliava il suo ragionamento con nuova lena” ivi, p. 977] BP 72; CT 173.

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