tettomorto

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tettomorto [il tetto morto, nel lessico architettonico è un “tetto sul quale è fabbricato un terrazzo scoperto” (Battisti, Alessio, Dizionario Etimologico Italiano, Firenze, Barbera, 1957, ad vocem); qui vale: soffitta, sottotetto dove si depositano gli imbarazzi. “tettomorto, tetto morto” (SC 27, 94, 106, 151); “tettomorto” (SD 60); “tetti morti, tettomorto” (BP 61, 62, 214); “tettomorto” AM (318); “tetti morti” LP (58); “il tettomorto dove ci stavano accatastate tutte le cose vecchie che in casa non sirvivano più” (PRM 30, 31); “tettomorto” (PE 13, 15, 16, 18, 19, 21, 22, 23, 26); “io inchii cinco casse di carti e li portai nel tettomorto della casa” (RP 115). “Se ci fosse davvero la rivoluzione, la rivoluzione che dico io, tutti quelli del Comitato correrebbero a nascondersi nei tettimorti” (L. Sciascia, Gli zii di Sicilia, 1958, Adelphi 2012, p. 159); “Ne accese molti prima di arrivare, in cima, a una specie di sottotetto, una camera alta che uno di normale statura quasi toccava con la testa il soffitto ma ampia quanto giù la sala da pranzo. Era piena di divani, poltrone e sedie sfondate; di casse; di cornici vuote; di panneggi polverosi. Torno torno erano dei busti-reliquari di santi: una diecina, dorati; ma faceva spicco tra loro un busto più grande, d’argento il petto, nera la mantellina, la faccia incagnata. I busti dorati portavano, sul piedistallo barocco, il nome di ciascun santo; l’altro più grande e più cupo il brigadiere non aveva sufficiente esperienza di santi per riconoscervi sant’Ignazio. Il brigadiere accese l’ultimo fiammifero e velocemente ridiscese. «Un tetto morto pieno di santi» spiegò all’agente che lo aspettava al piede della scala” (L. Sciascia, Una storia semplice, 1989, Adelphi, 2012, pp. 1199-1200). “aveva ricavato a sue spese dai tetti morti di casa Marra un appartamentino” (S. Agnello Hornby, Caffè amaro, Feltrinelli, 2016, p. 107)] FF 49, 50, 52, 70, 88, 89, 113, 114