tinnirume

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tinnirume (Abbiamo cose da vecchi, dobbiamo tenerci leggeri: t. e triglie di scoglio a oglio e limone; Il t., foglie e cime di cucuzzeddra siciliana, quella lunga, liscia, di un bianco appena allordato di verde, era stato cotto a puntino, era diventato di una tenerezza, di una delicatezza che Montalbano trovò addirittura struggente) [“tinnirumi le cime e le foglie più tenere, commestibili, della zucca lunga” (Piccitto); “Stasera a casa di Di Dio si mangiano tenerumi, ossia le foglie della cosiddetta zucchina da pergola, o zucchina serpente, che altrove nel mondo vengono sdegnate mentre localmente si cucinano in forma di minestra (e rappresenterebbe festa grande) oppure, come nel caso, mondate e bollite per poi essere condite con olio e limone. A bollire in pentola sono le foglie che la madre provvede a stoccare in surgelatore d’estate, quando è stagione” R. Alajmo, Io non ci volevo venire, Palermo, Sellerio, 2021, p. 74] CT 150, 152.