grasta

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Letterario

grasta [vaso di terracotta; ‘grasta’ è voce siciliana e dell’italiano meridionale, adoperata dal Boccaccio “Qual esso fu lo malo cristiano, che mi furò la grasta” (Decameron, IV, 5); Camilleri ha tradotto in siciliano questa novella di Elisabetta da Messina per un manuale di letteratura italiana, rendendo “e pure il suo testo adimandando” con “e sempri addimannanno la grasta” e “Qual esso fu lo malo cristiano, che mi furò la grasta” con: “Cu fu lo malo cristiano / che mi furò la grasta”. Una nota spiega: “Grasta è termine siciliano, corrispondente al toscano ‘testo’: ‘vaso di coccio’ (R. Luperini, A. Baldini, R. Castellana, P. Cataldi, P. Gibertini, L. Marchiani, La letteratura e noi. Dal testo all’immaginario. Forme. Temi. Grandi libri (vol. I Il Duecento e il Trecento, Palermo, Palumbo editore, 2013). “Gli dovevo bagnare le grasticeddre che tengono sul balcone” GT 30. “La Solmo [...] innaffiava le graste di basilico e di garofani su pei terrazzini, orgogliosa di quei folti e rotondeggianti cesti di basilico” L. Capuana Il marchese di Roccaverdina (1901), Garzanti, 1974, p. 76; “li seppellì nella grasta del prezzemolo” L. Sciascia, Gli zii di Sicilia (1958), Adelphi 2012, p. 47; “si affacciavano fra graste di basilico” G. Bufalino, Diceria dell’untore (1981), in Opere/1, Bompiani, 2006, vol. I, p. 119; “due graste di petrosello” G. Bufalino, Argo il cieco (Sellerio 1984), in Opere/1,  cit., p. 282; “le graste dei gerani” G. Bufalino, Calende greche, in Opere/2, Bompiani 2007, p. 22; “due graste di basilico (ivi, p. 103); “innumerevole pupilla, appostata dietro due stecche di persiana, dietro due graste di basilico” G. Bufalino, Saldi d’autunno, in Opere/2, cit., p. 680] SC 40.