Sciascia, Leonardo

Glossario online
Personaggio storico, Paratesto

Sciascia, Leonardo (L. S. trovò alcune carte appartenute a Pirandello; sul panellaro vedi la mirabile pagina di L. S., proprio all’inizio del Giorno della civetta; L. S., in un suo libro, scrisse che derivava dalla sigla della ditta che per prima aveva istituito in quei paesi il servizio pubblico. Non è esattamente così) [(1921-1989), scrittore, autore, tra l’altro, di Candido, il romanzo citato da Camilleri in FA 158 (173); con citazione dei passi “presbiopia della memoria” (SD 35); “I nomi sono conseguenti alle cose, ma pure le cose sono conseguenti ai nomi” (BFC 19) e “Pirandello vi nacque... Vi passò l’infanzia e l’adolescenza; da giovane, e fino ai primi anni del matrimonio, vi tornava ad ogni estate; poi più raramente. E ad ogni ritorno la sua fantasia s’inzuppava dei fatti grotteschi e pietosi che vi accadevano e che familiari ed amici gli raccontavano: e andavano ad infoltire, ad affollare, quelli che nella sua memoria prepotentemente vivevano. Fino alla seconda guerra mondiale, Girgenti era quella della sua infanzia, con personaggi che l’amore di sé, parossistico, ipertrofico, spingeva ai confini della follia: lucidi notomizzatori dei propri sentimenti e dei propri guai, presi fino al delirio dalla passione del ‘ragionare’, ancor più che da quella per la donna e per la roba, intenti a difendere ossessivamente il loro apparire dal loro essere, di fronte agli altri e a volte di fronte a se stessi” (BFC 19; entrambi questi passi sono tratti da L. Sciascia, Alfabeto pirandelliano, 1989, in Id., Opere 1984-1989, Bompiani, 1991, p. 479); “Sempre in Pirandello l’amore avrà questo sentore di morte. Non l’idea della morte: ma la fisica putrescente presenza della morte... E non c’è mai una donna che, per quanto bella, l’autore non investa, più o meno evidentemente, d’un’ombra di repulsione” (BFC 60-61; entrambi i passi sono tratti da: L. Sciascia, Pirandello e la Sicilia, 1961, in Id., Opere 1984-1989, Bompiani, 1991, p. 1092); “Senza l’avventura della zolfara non ci sarebbe stata l’avventura dello scrivere, del raccontare” (BFC 108; L. Sciascia, Alfabeto pirandelliano,1989, in Id., Opere 1984-1989, Bompiani, 1991, p. 513); “era del tutto normale, in una famiglia siciliana, e fino agli anni della nostra infanzia e giovinezza, una rigorosa assenza di confidenza col padre” (BFC 116; L. Sciascia, Per un ritratto dello scrittore da giovane, 1985, in Id., Opere 1984-1989, Bompiani, 1991, p. 189); “Ma non era una via: era un labirinto. E lo era ancor prima che Antonietta se ne ritraesse, che – in un certo senso – se ne salvasse. Già Balzac aveva detto: «Dio preservi le donne dallo sposare un uomo che scrive dei libri» E da un uomo che scrive i libri che Pirandello ha scritto” (BFC 151; L. Sciascia, Alfabeto pirandelliano,1989, in Id., Opere 1984-1989, Bompiani, 1991, p. 488); “tutti i lettori del romanzo che hanno visto il film, forse lo stesso Pirandello, non riuscirono più a ricordare il suo personaggio se non con la figura, i movimenti e le espressioni di Mosjoukine” (BFC 178; ivi, p. 487); “Così è Maria Antonietta Portulano: una buona moglie che del marito può capire il mal di stomaco, le preoccupazioni finanziarie, il rancore per un torto subito, magari la cieca gelosia; ma non può capire il male che viene dai pensieri e dalla fantasia, la preoccupazione per un’idea o un personaggio cui dar forma e la gioia d’esserci riuscito”, “le sfugge in una dimensione a lei ignota” (BFC 202; L. Sciascia, Pirandello e la Sicilia, 1961, in Id., Opere 1984-1989, Bompiani, 1991, p. 1097 ); “sperso, lontano in un suo indecifrabile mondo, Antonietta Portulano si sarà sentita fissata in una ‘forma’, a rappresentare soltanto una dote” (BFC 203; ivi, p. 1099); “l’invadente importanza” e “non ci voleva” (BFC 255; L. Sciascia, Alfabeto pirandelliano, 1989, in Id., Opere 1984-1989, Bompiani, 1991, p. 483); “Inquieti, dunque, i loro rapporti: come del resto erano stati, per ragioni che si potrebbero dire ‘materne’, quelli di Pirandello col padre. E a momenti, a quanto pare, questi inquieti rapporti s’intramavano al pretesto – tutto siciliano – della ‘roba’; a momenti diventavano assolutamente pirandelliani. Articoli firmati dal padre si ha il fondato sospetto che siano stati scritti dal figlio: come quello, pubblicato nel 1933 dalla rivista ‘Occidente’ che s’intitola Non parlo per me, pirandelliano al massimo. Il che sarà stato per il padre un gioco, un divertimento; ma – a parte il movente economico – certo non per il figlio” (ivi, pp. 483-484); “Non era soltanto un ‘particolare di fatto’, come annota il figlio, una soluzione scenica per quella commedia che non avrebbe completata: era una soluzione di significato, di catarsi, che definiva e concludeva l’intera sua opera, l’intera sua vita. L’olivo saraceno a simbolo di un luogo, a simbolo della sua memoria, della Memoria. Potremmo anche dire: di Mnemosine che a tutte le Muse è madre e a quella di Pirandello particolarmente, di una Mnemosine che in quel ‘luogo di metamorfosi’ si è trasformata in olivo: terragna, profondamente radicata, liberamente stormente” (ivi, p. 489); “dal tronco contorto, attorcigliato, di oscure crepe; come torturato, e par quasi di sentirne il gemito” (ivi, p. 489)] SD 35; SC1 154; BC 38, 89; FA 158 (173); GM 61, 80, 84, 106; CT 244; BFC 19, 37, 41, 60, 95, 108, 116, 151, 178, 202, 203, 255, 256, 264, 265.

Opere: Alfabeto pirandelliano; Candido¹; Giorno della civetta; Kermesse; Western di cose nostre.

Correlati: Càlati juncu ca passa la china; camurrìa; Candido²; Caos; chiarchiaro; comarca; commodo²; criata¹; feudo; gana; Giufà; grasta; infaccialato; ingravidabalconi; Lanza, Francesco; Majorana; mimo; pagina; pagliaro; parità; pero non facesti mai pere, e Cristo manco fai miracoli; persuaso; piede incretato; pintaiota; presbiopia; principio sì giolivo ben conduce; scassapagliaro; storo; tettomorto; tinto; tragediatore; tragediaturi; zecchinetta.


1 Nota.