saraceno

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saraceno (saraceni) (La casa stava su una collinetta fitta di ulivi s.; L’olivo s.) [“Saraciniscu, agg. di saracino, da saracino. Si dà questo aggiunto a talune fabbriche, ed a certi ulivi o cose simili, di un tempo remoto, remotissimo” (V. Mortillaro, Nuovo dizionario siciliano-italiano, 1876). L’espressione olivi saraceni compare in apertura della Biografia del figlio cambiato, nella citazione delle “pagine notissime” in cui Pirandello scrive: “una notte di giugno caddi come una lucciola sotto un gran pino solitario in una campagna d’olivi saraceni affacciata agli orli d’un altipiano d’argille azzurre sul mare africano” BFC 19. Camilleri la riprende, intitolando L’olivo saraceno l’ultimo capitolo della biografia pirandelliana. L’aveva usata anche nel 1996, nella lezione I giganti della montagna: forse le cose devono restare incompiute e poi sono bellissime: “L’olivo saraceno è quella pianta che anziché tendere al cielo sembra voglia strisciare per terra, ricurva, attorta. È la radice di Pirandello. È il suo ritorno, veramente, questo sì, al mito” OMN 103. Cfr., inoltre: “qualche centenario olivo saraceno dal tronco stravolto” L. Pirandello, I vecchi e i giovani, in Id. Tutti i romanzi, Mondadori, 1973, vol. II, p. 12; “l’antico oliveto saraceno” (ivi, p. 31); “c’era da più che cent’anni un olivo saraceno, il cui tronco robusto, pieno di groppi e di nodi, per contrarietà del vento o del suolo, era cresciuto di traverso” (ivi, p. 436). “vecchio tronco stravolto di qualche olivo saraceno” L. Pirandello, Scialle nero, (1922), in Id., Novelle per un anno, Mondadori, 1973, vol. I, p. 68. “qualche ceppo centenario d’olivo saraceno” L. Pirandello, Un cavallo nella luna, in Id. Novelle per un anno, Mondadori, 1973, vol. II, p. 79.  “A destra, un secolare olivo saraceno; e, attorno al tronco scabro e stravolto, un sedile di pietra, murato tutt’in giro” L. Pirandello, (La giara, commedia), 1925, in Id. Maschere nude, Newton Compton, 1994, p. 795. “Era un vecchio sbilenco, dalle giunture storte e nodose, come un ceppo antico d’olivo saraceno” L. Pirandello, La giara, (novella, 1928), in Id. Novelle per un anno, Mondadori, 1973, vol. II, p. 273. “il marranzano tristemente vibra / nella gola al carraio che risale / il colle nitido di luna, lento / tra il murmure d’ulivi saraceni” S. Quasimodo, Strada di Agrigentum in Nuove poesie (1936-1942), in Tutte le poesie, Milano, Oscar Mondadori, 1965, p. 110. “Gesù dentro il tabuto a vetri, i capelli i denti veri, così scuro e nervoso, sembra tirato fuori dal tronco d’un olivo saraceno; somiglia ad un uomo di qua, di queste rive, nutrito di sarde e di cicorie ed asciugato al sole” V. Consolo, La ferita dell’aprile, (1963), Einaudi, 1977, p. 91; “un bosco d’olivi saraceni, antichi e tormentati, assai contorti, ma vivi e forti” V. Consolo, Retablo, Palermo, Sellerio, 1987, p. 92. Sciascia spiega l’aggettivo saraceno, riferendosi all’insediamento arabo in Sicilia: “Gli arabi, speculativi e sagaci anche in fatto di idrica, avevano creato una Sicilia di orti e giardini, una Sicilia ortofrutticola. Quale, praticamente, è rimasta per tanti secoli e fino a noi: sia quantitativamente, nell’estensione del coltivato e nel volume della produzione, sia qualitativamente, nel modo di coltivare e nel tipo del prodotto. Se ne può trovare riscontro nel fatto che in molti paesi siciliani la località che quasi interamente soddisfaceva la richiesta di frutta e verdura, il fabbisogno degli abitanti, è denominata «saraceno»: indubbiamente perché i saraceni vi si erano insediati, avevano cercato l’acqua e dato inizio a un tipo di agricoltura prima ignoto” L. Sciascia, Cruciverba, Einaudi, 1983, p. 263. Per quanto specificatamente riguarda gli “olivi saraceni” nell’Alfabeto pirandelliano, alla voce “Olivo” spiega: “I dizionari della lingua italiana non annoverano l’olivo saraceno, e nemmeno quelli che ne riferiscono le particolari e regionali denominazioni (e dispiace non trovarlo nel grande dizionario del siciliano Salvatore Battaglia). Eppure l’olivo saraceno ha, per così dire, tutte le carte in regola: lo si trova in Pirandello, in Quasimodo e in tanti altri scrittori siciliani, oltre che in descrizioni e classificazioni botaniche. È quell’olivo dal tronco contorto, attorcigliato, di oscure crepe; come torturato, e par quasi di sentirne il gemito. Annoso, antico: e si crede siano stati appunto i saraceni a piantarlo, ad affoltirne la valle tra l’Agrigento di oggi e il mare” L. Sciascia, Alfabeto pirandelliano, (1989), in Id., Opere 1984-1989, Bompiani, 1991, p. 489. Sempre in Sciascia, la denominazione “olivo saraceno” ricorre ancora in Pirandello e il pirandellismo, (1953), in Opere 1984-1989, cit., p. 1037, in Pirandello e la Sicilia, (1961), in Opere 1984-1989, cit., p. 1084, e nel capitolo della stessa opera intitolato, appunto, L’olivo saraceno, (in Opere 1984-1989, cit., pp. 1140-1143). “una trazzera che sale tra ulivi saraceni” S. Piazzese, I delitti di via Medina-Sidonia, Sellerio, 1996 (2000), p. 156; “una piccola coorte di ulivi saraceni centenari” S. Piazzese, La doppia vita di M. Laurent, Sellerio, 1998 (2001), p. 93; “Lì crescevano gli alberi più antichi di Mosè, maestosi olivi saraceni diversi uno dall’altro e appartenenti a tre antiche varietà: Biancolilla, Ogliare e Giarraffa” S. Agnello Hornby, Un filo d’olio, Sellerio, 2011 (2016), p. 91; “Mi veniva in soccorso l’acanto, che cresceva tra le radici esterne degli olivi saraceni” S. Agnello Hornby, Un filo d’olio, cit., p. 171; “ulivi saraceni” SC 42; “olivo saraceno” BP 38; “ulivo saraceno” BP 60; “ulivi saraceni” CT 11, 28; “olivo saraceno” VV 137; “olivo saraceno” AM 131; “ulivo saraceno” GT 97, 203, 217, 279; “olivo saraceno” GT 204; “aulivo saraceno” RG 74, 354; “aulivi saraceni” RG 298; “aulivo saraceno” ON 53, 54; “aulivo saraceno” LC 258; “aulivo saraceno” MMU 17, 21; “aulivo saraceno” CS 111; “aulivi saraceni” CTE 76; “aulivo saraceno” GSP 187; “olivi saraceni” CDC 28, 37] SC 42; BFC 263-265;

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